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DA LEGGERECasa&Società

Cittadini del mondo: dall'antica Grecia ai giorni nostri.

Identità nazionale e contesto globale.

“Oggi è il tempo d'una concezione rinnovata dell'umanità tutta intera:
una sorta di globalizzazione delle conoscenze relative a tutte le culture, le scienze, le religioni.”
GABRIELE MANDEL

“Quando qualcuno gli chiedeva da dove venisse, egli rispondeva: io sono cittadino del mondo.”
Diogene rifiutava le convenzioni e metteva in discussione la tradizione in favore della libertà di pensiero e dell’esaltazione dello spirito critico in un'ottica di grande modernità.
 
Oggi il cosiddetto “multiculturalismo” è una tendenza diffusa e condivisa. Ma, lungi dall'essere figlia del progresso, le radici di questa teoria affondano nell'Atene del V secolo a.C.: i filosofi e gli scrittori di allora erano animati da un grande interesse nei confronti degli stili di vita appartenenti ad altri popoli.
Già gli scritti di Erodoto passano in rassegna gli usi e i costumi delle popolazioni lontane; Socrate fonda il suo intero insegnamento sull'ottica della diversità in virtù della quale non esistono valori assoluti ma tutto è relativo; Platone confronta il sistema educativo di Sparta e Atene per trarre spunti dalle differenze; Diogene (404 – 323 a.C.) introduce il termine “cittadino del mondo” e dedica la sua esistenza al rifiuto dei pregiudizi. Gli stoici faranno proprio il pensiero di Diogene, cercando di dargli una collocazione precisa nel contesto culturale. Dal punto di vista stoico, un buon cittadino è innanzitutto “cittadino del mondo”, il kosmou polites ambisce ad entrare a far parte della “comunità umana”, un'entità che racchiude tutte le comunità particolari, partendo dall’individuo. Questo obiettivo si può raggiungere solo mediante lo scambio culturale e la disponibilità a mettere in discussione le proprie opinioni e le proprie convinzioni, nell’ottica del confronto con le altre culture.
 
La nostra epoca, caratterizzata dalla complessità che unisce le società del mondo in un "villaggio globale" inteso come un sistema diffuso che produce un'economia su scala mondiale, una cultura transnazionale e movimenti internazionali, vive quindi una rivoluzione sociale o rappresenta l'evoluzione di un pensiero antico?
 
La crescente interconnessione dei Paesi - che fa saltare i confini che delimitavano territori, culture e società - determina una frattura fra il luogo dove viene prodotta una cultura e il luogo dove essa viene fruita, con una conseguente frammentazione in cui i panorami etnici, culturali, politici ed economici si sovrappongono e si fanno più irregolari. Questi panorami, attraversati da continui flussi culturali globali, si riflettono l'uno nell'altro dando vita ad un caleidoscopio sempre nuovo.
 
Parallelamente, il web accorcia le distanze dando nuovi significati al concetto di mobilità: muoversi non vuol dire più necessariamente spostarsi da un punto all'atro della superficie terrestre ma creare legami basati sui propri interessi. 
Il panorama è mobile. In ambito commerciale, si viene a delineare una situazione in cui non esiste più il “consumatore-tipo”, bensì una molteplicità di figure. L’introduzione di dispositivi in grado di tenere l’utente sempre connesso e aggiornato muta radicalmente il metodo di interazione tra aziende e consumatori. 
Così muta anche l'orizzonte delle aziende: i marchi attraversano le frontiere dei singoli paesi e si aprono al mondo. Il consumatore è globale. 
Questo però non genera automaticamente una standardizzazione culturale o commerciale; al contrario: si pensa a livello globale, si agisce a livello locale. 

 

Culture e tradizioni, quindi, non solo non scompaiono, ma anzi vengono valorizzate nelle diversità.
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